Filocamo - Il matematico curioso[Da “Il matematico curioso”]

Non sempre si ha voglia a partecipare alle feste.

Un venerdì sera dopo una settimana d’inferno sulla schiena, l’idraulico non ne voleva proprio sapere di riparare quel tubo: appena tornato da un viaggio in giornata alla sede centrale dell’azienda, aereo in ritardo e, appena uscito dall’aeroporto, s’era pure messo a piovere…
Non se ne parla. Stasera me ne sto a casa.
Così, guardando con occhio sonnacchioso e appesantito intorno a me, mi sono accorto che si possono ritrovare curve interessanti anche rimanendo a casa: le coniche. In questo caso si tratta però delle superfici di rotazione che si vanno a formare quando un conica ruota attorno a un asse. Forse è perché tirai anche io fuori il mio asse (da stiro), forse perché quella sera un po’… mi giravano, che mi accorsi di tutto ciò.

Arrivai a casa e dopo aver buttato giù la porta con un calcio, stile far west, mi tolsi immediatamente tutti quei vestiti umidicci che avevo addosso lanciandoli ai quattro angoli della stanza. Missione numero uno: un bagno bollente.

Uscito dalla vasca, avevo una casa che aspettava solo di essere abitata quella sera, mi chiamava e io, vedendo attraverso le sue trasparenze la pioggia che si era trasformata in diluvio, non ebbi un attimo di esitazione a spegnere il telefono. L’unico richiamo che sentivo più forte di quello di casa era quello del mio stomaco al quale avevo concesso una misera insalatina a pranzo e un croissant preso al volo (!) all’aeroporto. Pensai che quel venerdì sera mi potevo concedere una bella serata stile mercoledì di coppa fantozziano: divano a pochi centimetri dalla TV, otre di spaghetti, birrone gelato e… Decisi di contenermi e di accontentarmi di un bel frappé. Latte, banane, cacao, vaniglia. C’era tutto. Così cominciai i preparativi per questa serata in solitaria distensiva e pensai di cercare di fare con le mie fasce muscolari come fanno i marinai quando devono ammainare di colpo una vela: lasciare tutta la tensione. Il bagno bollente aveva svolto un buon lavoro in questo senso e ora profumavo di legno di sandalo. Cominciai a cucinare. Prima ci voleva un po’ di immancabile buon jazz di sottofondo. Sicuramente una voce femminile era quello che ci voleva per un accompagnamento delicato che doveva anche essere rotondo e “abbracciante”: la scelta cadde su Madeleine Peyroux.

Acqua sul fuoco, un paio di grissini alle noci in bocca e ricominciarono a ribollire idee, pensieri, domande e immagini….

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